La vita dopo l’emergenza Coronavirus: come affrontare le infezioni collegate all’assistenza?

Quando l’emergenza attuale collegata al Coronavirus sarà finalmente sotto controllo, l’infezione da SARS-CoV2 andrà solo ad aggiungersi ad una schiera di nemici già noti e sempre presenti negli ambienti sanitari: MRSA (stafilococco resistente alla Meticillina), VRE (Enterococco resistente alla Vancomicina), Acinetobacter, Pseudomonas Aeruginosa, Klebsiella Pneumoniae, Escherichia Coli, Clostridium Difficile

La giurisprudenza in materia pone sulle strutture sanitarie l’onere della prova di aver adottato tutte le misure possibili e necessarie per prevenire le infezioni collegate all’assistenza: come prepararsi a (ri)affrontare quest’emergenza?

 

La recente sentenza del Tribunale di Milano (Sez. I, n. 1007 del 5 febbraio 2020) che ho commentato la scorsa settimana ci offre lo spunto per alcune considerazioni operative sul tema della prevenzione e della gestione delle infezioni collegate all’assistenza da parte delle strutture sanitarie, nell’ottica di possibili contenziosi.

Alcuni dati sulle infezioni nosocomiali

Le ICA rappresentano una contraddizione, un fallimento assistenziale, un peso economico, un reale problema emergente di sanità pubblica

Riporto qui di seguito alcuni dati sul tema delle infezioni correlate all’assistenza e dell’antibiotico-resistenza, pubblicati sul sito del Ministero della Salute, che ci permettono di rinfrescare rapidamente il quadro del problema:

  • Prevalenza di infezioni correlate all’assistenza nei pazienti ricoverati negli ospedali per acuti: 8%, pari a circa 500.000 ogni anno; nelle strutture sanitarie di lungodegenza la prevalenza di infezioni correlate all’assistenza era valutata fino ad oggi intorno al 4%, ma le recenti vicende legate al Covid-19 hanno evidenziato in modo drammatico i rischi crescenti legati allo sviluppo di focolai (l’analisi di un campione di oltre 1000 strutture, relativamente al periodo che va dal 1.2 al 15.4, rivela che oltre il 40% dei decessi è collegato in via primaria o secondaria con la pandemia)
  • L’Italia è il paese con il più alto numero di giorni extra di ricovero a causa di infezioni da patogeni resistenti agli antibiotici, pari a 2.300 giornate di degenza in più per 100.000 persone: 60% pazienti over 50, 33% pazienti di età inferiore ai 9 anni (90% bambini con meno di 12 mesi). A questo si associa la più alta spesa per il Servizio sanitario nazionale con 662.000 dollari per 100.000 persone per anno, a parità di potere d’acquisto (corrispondente, in termini assoluti, a una spesa di 342 milioni di dollari l’anno)
  • Infezioni da patogeni multiresistenti in Europa: 670.000 l’anno; in Italia: 200.000 l’anno
  • Morti per infezioni da patogeni resistenti agli antibioticioltre 10.000 l’anno in Italia su un totale di 30.000 l’anno in Europa
  • Gli interventi di controllo e prevenzione delle ICA possono permettere di ridurre queste infezioni del 30% e in alcuni casi di oltre il 50%.

Il problema non concerne, peraltro, solo l’assistenza ai pazienti ed i costi (anche in termini umani) ad essa correlati ma – come purtroppo abbiamo imparato durante l’attuale emergenza legata all’infezione da Coronavirus – anche la sicurezza degli operatori sanitari e di tutti coloro che gravitano intorno alle strutture sanitarie ed il rischio che, tramite questi operatori, l’infezione possa uscire e diffondersi oltre le mura ospedaliere, attaccando i soggetti più deboli.

L’onere della prova nelle cause in materia di infezioni nosocomiali

Abbiamo visto nei miei post precedenti che, nelle cause instaurate dai pazienti per ottenere il risarcimento per i danni subiti a seguito di infezioni contratte a causa o in occasione di ricoveri ospedalieri, viene richiesto alle strutture sanitarie interessate – per poter andare esenti da responsabilità – di fornire la cd. “prova liberatoria”, ovverosia la prova positiva concernente

  • i protocolli adottati per la prevenzione delle infezioni ospedaliere
  • le verifiche e precauzioni adottate da medici e struttura al fine della prevenzione dei processi infettivi
  • l’effettiva sterilità dei locali in cui fu eseguito l’intervento e della strumentazione utilizzata a tal fine
  • le modalità di gestione dell’eventuale infezione contratta

(così Trib. Milano, Sez. I, n. 1007 del 5 febbraio 2020).

Secondo il Tribunale di Roma, grava sulla struttura ospedaliera la prova di avere adottato tutte le misure utili e necessarie per una corretta sanificazione ambientale al fine di evitare la contaminazione. Ma ciò non basta: l’ospedale deve anche fornire la prova che l’evento dannoso (il contagionon rientra tra le complicanze prevedibili ed evitabili dell’attività svolta.

Ma come può essere fornita tale prova negativa? Mediante la prova positiva, secondo il Giudice,

di aver fatto tutto quanto la scienza ha finora escogitato per evitare o quanto meno ridurre al massimo il rischio di contaminazione e di diffusione del contagio

(Tribunale di Roma, sentenza 27 settembre 2018).

Quali sono le misure adottare in concreto per evitare il rischio?

I punti aperti sul tema sono numerosi e non sempre di facile soluzione:

Fino a che punto si può fare affidamento sui servizi (magari esternalizzati) di pulizia e sanificazione?

L’utilizzo di disinfettanti chimici può essere una soluzione sempre idonea, rispettosa dell’ambiente e delle fragilità dei pazienti?

Come ottenere e mantenere traccia delle attività di sanificazione eseguite?

Il mercato attuale ha iniziato ad elaborare soluzioni ad alto livello di innovazione tecnologica per affrontare queste problematiche.

Ho chiesto a Paolo Albertini, Founder & Managing Partner di MDI Medical Device Innovation S.r.l., e a Marco Sesenna, CEO & Founder di NBA Medica S.r.l., di parlarmi della tecnologia di Thor UVC® da loro rispettivamente importata e commercializzata in Italia.

THOR UVC®: COS’È E COME FUNZIONA

Thor UVC® è un sistema di sanificazione che impiega la più recente tecnologia di disinfezione per il trattamento di superfici e aria dei locali ospedalieri, basata sull’uso di raggi UVC ad alta intensità ed emissione continua.

Un software proprietario, fornito su tablet e dotato di un algoritmo brevettato, consente di scansionare in più fasi il locale da trattare, analizzandone in tempo reale volume, geometria e ostacoli presenti al suo interno; sulla base di tali informazioni, Thor UVC® ottimizza quindi i tempi di trattamento necessari, sfruttando contemporaneamente l’azione diretta e riflessa dei raggi UVC e l’estensione della colonna centrale telescopica per aumentare la superficie radiante ed eliminare anche le “zone d’ombra”, con un’altissima riduzione della carica batterica.

Thor UVC® può, infatti, eliminare rapidamente fino al 99,9999% di qualunque microrganismo patogeno dotato di DNA/RNA con struttura elicoidale (ad esempio C. Difficile, MRSA, MERS, Coronavirus, VRE, Norovirus, E. Coli, Ebola e altri patogeni conosciuti), interrompendo quest’ultima e quindi impedendone la replicazione, riducendo significativamente il rischio di trasmissione dell’infezione attraverso superfici contaminate ad alto contatto.

Al termine del ciclo di lavoro, THOR UVC® genera ed invia tramite email un report completo in formato PDF, comprensivo della mappa del locale trattato e di una serie di dati (data e durata del trattamento, identificazione del locale, area sottoposta ad irradiamento, eventuali note inserite dall’operatore a corredo del processo di disinfezione) che rappresentano una preziosa documentazione anche nel caso di successivi contenziosi legali.

La rapidità d’uso, la facile trasportabilità e la totale assenza di prodotti chimici consentono di riutilizzare il locale immediatamente al termine del trattamento, con evidenti vantaggi dal punto di vista operativo e in piena sicurezza per i pazienti ed il personale medico e paramedico. Efficacia, rapidità e facilità d’uso, indipendenza da qualunque materiale chimico consumabile, basso costo di esercizio, presenza di dispositivi multipli di sicurezza per gli operatori sono quindi gli elementi chiave che rendono Thor UVC® la scelta tecnologicamente più avanzata, sicura ed efficace per la disinfezione ambientale.

Per maggiori info si vedano anche i documenti qui allegati.

Ci aggiorniamo presto con un nuovo, interessante argomento!

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